LA NOTIZIA INASPETTATA

Ho ancora quel ricordo nitido nella mia mente. Era uno dei primi giorni di giugno, la scuola stava per finire e nell’aria si sentiva già il profumo dell’estate unito a quello di salsedine. In quei giorni i miei unici due pensieri erano divertirmi la sera con gli amici e con Yudney e iniziare a ripassare le materia in cui mi avrebbero rimandato. Fu proprio in uno di quei primi giorni d’inizio giugno che la vita mia sarebbe cambiata per sempre. Per come lo ricordo, l’evento fu rapido e surreale, o almeno a quel tempo lo percepii così. Stavo mettendo la macchina in garage quando d’un tratto mi chiamò Yudney.

  • Pronto, Yudney tutto bene?
  • No Nicola non va per niente bene.
  • Cosa vuoi dire, spiegati meglio, cerca di calmarti e riparti dall’inizio.
  • Devi assolutamente fare un servizio urgentissimo, devi rimediare un test di gravidanza.

Rimasi per circa un minuto in silenzio. Dopodiché.

  • Va bene, me ne occupo io tranquilla.

Sentivo dentro di me il cuore battere all’impazzata. Non potevo crederci, io che avevo sempre criticato gli altri ragazzi quando sentivo storie del genere, stavo per diventare uno di loro.

Mi recai alla farmacia più vicina e per non destare sospetti, dissi che era per mia madre.

  • Buongiorno.
  • Salve, cosa desidera?
  • Allora, a mia madre servirebbe un test di gravidanza, saprebbe consigliarmi quello più affidabile e sicuro gentilmente?
  • Ma certo signore, vi sono diversi tipi, tuttavia, quello più sicuro finora è il modello in digitale, ti dice anche da quanto tempo va avanti la gravidanza. Le istruzioni sono semplici, dica a sua madre di leggere per bene tutte le avvertenze sul retro della scatola.
  • Perfetto, la ringrazio.
  • Arrivederci.

Pagai e corsi subito a casa di Yudney. I suoi genitori erano appena rientrati dal lavoro quindi concordammo tutti e due di farlo a casa mia, dal momento che i miei erano fuori a cena quella sera. Arrivati lei corse subito in bagno.

Per chi di voi non lo sapesse la procedura è semplicissima solitamente bisogna aspettare almeno cinque minuti prima che il test dia il risultato. Furono i cinque minuti più lunghi della mia vita, feci così tante volte su e giù per la cameretta che il conta passi che avevo sul cellulare stava arrivando alle stelle.

Sentii d’improvviso il rumore della porta che si apriva, capii già dall’espressione di Yudney il risultato del test. In quel momento restammo zitti nella mia cameretta, totalmente in preda al panico e senza sapere cosa fare o come comportarci. La nostra vita stava per cambiare totalmente e in un modo che mai avrei potuto immaginare.

Prima di continuare con la storia vorrei scusarmi con la mia bambina per quanto sto per scrivere: sappi che abbiamo agito solo d’istinto e che sia io che la tua mamma ti amiamo tantissimo.

Passammo il resto della serata a cercare di trovare una “soluzione”. Alla fine, giungemmo a quella che forse era la soluzione alla quale qualunque ragazzo della nostra età sarebbe arrivato in quella situazione. Decidemmo di andare in consultorio per informarci se era possibile abortire senza il permesso dei genitori, pur essendo Yudney minorenne. Scoprimmo, contro ogni aspettativa, che effettivamente questa procedura era realmente possibile, tuttavia c’erano diversi ostacoli.

Le responsabili del consultorio ci spiegarono che per procedere con l’operazione, senza il consenso dei genitori, bisognava prima parlare con uno psicologo al quale bisognava fornire almeno cinque validi motivi per interrompere la gravidanza senza che i tutori del minore fossero informati. Accettati i motivi, bisognava trovare un giudice di pace disposto a prendere la patria potestà e infine procedere con l’intervento. Era quindi evidente che non saremmo mai riusciti a fare tutte queste operazioni senza destare sospetto. Senza contare il tempo che non era dalla nostra parte in quanto venimmo a conoscenza della gravidanza circa due mesi e mezzo dopo il concepimento di Valeria.

Fallito questo primo tentativo, non ci rimase che dirlo ai nostri genitori. Dovevamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni pur non sapendo ancora cosa ci aspettava. Sapevamo che sarebbe stata dura ma non potevamo ancora immaginare quanto.        La sera portai Yudney al ristorante, era il sette giugno, ovvero sei mesi di fidanzamento. Mentre aspettavamo la pizza che avevamo ordinato, parlammo molto del futuro e di come ci saremmo dovuti comportare. Era ovvio che non saremmo stati più in grado di avere il tenore di vita condotto fino a quel momento. Dovevano rinunciare, almeno i primi tempi, ad andare ogni sabato a ballare, a tornare tardi la sera e per quanto mi riguarda, era arrivato il momento di mettersi a studiare seriamente. Non potevo più concedermi il lusso di perdere altri anni né tanto meno di arrancare, dovevo pensare al bambino che sarebbe nato perché era mia la responsabilità.

Gli unici ostacoli erano i nostri genitori. Non sapevamo come avrebbero reagito.

Temporeggiammo ancora per una settimana e nel frattempo ci confidammo con gli amici più stretti, che inseguito, diventeranno tutti zii acquisiti di Valeria. Rimasero tutti di stucco. Ognuno di loro aveva avuto una reazione diversa, alcuni pensarono inizialmente che fosse uno scherzo.

Sette giorni passarono velocemente e Yudney iniziava a mostrare i primi sintomi di nausea e vomito, tipici della gravidanza. Non potevamo più temporeggiare, era arrivato il momento di affrontare i nostri genitori, o futuri nonni del nascituro.

Fu una vera sorpresa scoprire che i genitori di Yudney, presero bene la notizia affrontando la situazione in maniera razionale. Questo mi diede la spinta ed il coraggio per andare a parlare con i miei genitori. Prima di farlo tuttavia elaborai un piano. Andai prima a parlare con mia madre, o come la chiama Valeria nonna Tesea. Sapevo che mi avrebbe subito capito, essendo lei molto intuitiva.

  • Ciao mamma.
  • Ciao ninni, tutto bene?

Così mi chiamano in famiglia, qualche volta, fin da quando ero piccolo.

  • Si tutto bene, però devo dirti una cosa che è successa, una cosa che riguarda me e Yudney.

Girò di scatto la testa verso di me, mi guardò dritto negli occhi per qualche secondo. Aveva già capito tutto.

  • Non dirmi che è incinta.
  • In realtà si, lo sappiamo da circa una settimana, stavamo aspettando il momento giusto per dirvelo.

Rimanemmo in silenzio tutti e due per qualche minuto, fissando dal divano le immagini in televisione muoversi solamente, senza volume. Mentre io ero lì fermo impietrito in attesa di una sua risposta, lei stava ancora cercando di capire se fosse uno scherzo che avevo deciso di farle oppure se fosse semplicemente un sogno. Rimase cosi per altri cinque minuti, nella speranza forse di svegliarsi e rendersi conto che tutto ciò non era reale. Dopodiché.

  • Adesso spiegami una cosa, una soltanto.
  • Certo.
  • A tuo padre chi lo dovrebbe dire?

Fu qui che misi in pratica il mio piano.

  • Ho un’idea mamma, con babbo ci parli tu domani mattina poco prima di uscire per andare allo studio, poi, gli dici che io appena mi sveglio lo raggiungo lì e ne parlo con lui personalmente.

Sapevo benissimo che mio padre, se fosse venuto a conoscenza dell’accaduto quella sera stessa avrebbe fatto una scenata. Diversamente, essendo stato informato prima di andare al lavoro, avrebbe avuto il tempo di pensare e sbollire e avremmo potuto fare insieme un discorso più razionale. O almeno speravo che sia stato così, altrimenti me la sarei vista davvero brutta.

La mattina dopo, infatti, andai allo studio di nonno Ico, come lo chiama Valeria, per parlare con lui della situazione e come gestirla. Fortunatamente il mio macchinoso piano dette i suoi frutti e mio padre non era più annebbiato dal panico come lo avevo immaginato quella mattina.

Chiarita tutta la situazione, mi sentivo più tranquillo e rilassato, anche se, sapevo già che l’estate che attendeva me e Yudney non sarebbe stata per niente semplice.

Ciao a tutti miei cari lettori, se la storia vi è piaciuta vi invito ad acquistare il mio libro, TRA COMPITI PER CASA E PANNOLINI. Lo trovate cliccando il link in basso.



Categorie:MIEI LIBRI

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