KAMILA E PJ: CAPITOLO 1

Ho conosciuto Kamila circa sei anni fa. Si era appena trasferita con la sua famiglia dalla Libia, la sua terra d’origine, alla quale ancora oggi è molto legata. Tra le prime persone con cui strinse un legame, c’era pure mia sorella Laura. Questo legame le portò ad essere più che delle migliori amiche, quasi delle sorelle. Com’è ovvio che sia, passavano gran parte del tempo insieme, spesso Kamila passava intere giornate a casa mia. Furono due le cose che notai subito di lei, la prima fu la sua forza d’animo. Aveva solo quindici anni e ne aveva già passate così tante. La sua infanzia è stata diversa dalla mia e da quelle delle persone che conosco. Erano diversi soprattutto i problemi affrontati. Malgrado questo, non l’ho mai vista smettere di sorridere. La seconda cosa che mi colpì fu l’enorme ed agghiacciante scioltezza con cui parlava in italiano. Era in Italia da pochi mesi e aveva imparato la lingua piuttosto in fretta e devo dire, con una semplicità disarmante.

A quei tempi però, non si può dire che io e lei fossimo amici, eravamo più che altro conoscenti. Io ero fidanzato con un’altra ragazza e di conseguenza non mi ero mai permesso di guardarla in altro modo se non la migliore amica di Laura. Il tradimento è una cosa che non ho mai sopportato.  Nemmeno quello col solo pensiero, che a mio modestissimo parere, spesso può essere anche più grave di quello fisico.

Per raccontare il momento in cui venni colpito dal famoso lampo, bisogna fare un salto temporale di due anni. Mio padre insieme ad un suo socio di lavoro, prese in gestione un ristorante per il periodo estivo. Laura e Kamila andarono a lavorarci come cameriere fin da subito. Io, ad essere sinceri, non avevo molta voglia. Quell’anno avrei sostenuto gli esami di stato e una volta terminati, volevo solo divertirmi per il resto dell’estate prima di iniziare il mio primo anno universitario. La vita però ha sempre avuto un modo tutto suo di rimescolare le nostre priorità. Qualche giorno dopo aver terminato gli esami, la mia ragazza di quel tempo decise di lasciarmi dopo quasi due anni e mezzo di relazione. Certo ero un po’ triste, ma da un altro lato devo dire che ne fui anche piuttosto sollevato. Era evidente ormai da tantissimo tempo che andavamo tutti e due avanti per inerzia. Senza contare che la rottura con lei mi fece capire una cosa importantissima, non l’avevo mai amata veramente. Quando ami veramente una persona lo senti dentro. Saresti disposto a fare di tutto e soprattutto, anche il solo pensiero di poterla perdere equivale ad una lancia che ti trafigge dritta nel petto. Con lei non sentii tutto questo.

Dovevo però comunque trovare il modo di distrarmi e quale migliore occasione se non quella di fare il cameriere in un ristorante in piena stagione estiva. Con la mole di lavoro che c’era ogni giorno non avevo neanche il tempo di grattarmi il naso, figuriamoci pensare alla mia recente relazione finita. Fu lì che io e Kamila iniziammo a legare di più. Anche lei si era lasciata da poco con il suo ragazzo e di conseguenza avevamo molti argomenti in comune di cui parlare. Quella resta ancora oggi l’estate più bella mia vita. Avevo già lavorato in passato ma mai nel mondo della ristorazione. Adoravo tutto di quel campo, la pressione, le urla in cucina, il legame che si crea con lo staff, i clienti strani e perfino quelli più viziati. Quell’esperienza cambiò totalmente la mia prospettiva per il futuro. Mi posi come obbiettivo quello di diventare un imprenditore del settore, una volta finito gli studi. In pratica volevo essere il prossimo Joe Bastianich dei ristoranti. So quello che pensate ed è vero, ho sempre fatto il passo più lungo della gamba e puntualmente sono sempre scivolato. Sono convinto tuttavia che nella vita bisogna sempre puntare il più in alto possibile. Se vuoi scalare una montagna, devi puntare a la cima e forse arriverai a metà strada. Se però parti già puntando a metà strada, non arriverai nemmeno a vedere la base. Nella vita è lo stesso.

Ricordo bene il giorno in cui mi innamorai di Kamila. Era una giornata come tante. Entrato nel locale la vidi, intenta a lucidare i calici in maniera quasi maniacale. È sempre stata una ragazza molto precisa e come tale, aveva spesso l’abitudine di mettersi in mezzo ad ogni situazione in modo da averne sempre il controllo. Non prendeva sempre bene le critiche nei suoi confronti e spesso diventava piuttosto irascibile quando le cose non andavano come diceva lei. A me però non importava, in quel momento era la ragazza più bella del mondo. Di colpo iniziai a notare dettagli sul quale non mi ero mai concentrato particolarmente prima d’ora. Aveva la pelle mulatta, né troppo chiara e nemmeno troppo scura, il perfetto miscuglio di ambedue tonalità. I capelli erano raccolti in delle treccine con delle extencion viola. La cosa che però mi faceva davvero impazzire, era il suo volto. Aveva un sorriso raggiante in grado di illuminare anche la più buia delle stanze e degli occhi neri col potere di ipnotizzarti. Ormai ero preso o come direbbero i più tamarri, ero completamente fregato. Non nascondo che all’inizio rimasi un po’ spaventato. Non avevo mai provato una cosa simile. Respiravo a fatica ogni volta che mi guardava, non vedevo l’ora di arrivare a lavoro in modo da poterla vedere e sarei potuto rimanere giorni interi a sentirla parlare di ogni cosa. Una ragazza che fino a quel momento non avevo mai preso in considerazione, mi provocava dentro tutto quel trambusto. Era amore, puro, semplice e genuino amore.

Quando lavori con una squadra, le persone che la compongono finiscono alla fine per diventare come una seconda famiglia. Con loro condividi tutto, momenti felici e momenti tristi. Mangiavamo tutti i giorni insieme prima di iniziare a lavorare e dopo passavamo il resto della serata fuori a bere e a scherzare sulla miriade di clienti bizzarri che passavano ogni giorno per il locale. Si era creato proprio un bel legame e oramai conoscevamo i comportamenti e le abitudini di tutti. Non passò molto tempo prima che gli altri si accorgessero che qualcosa dentro di me era cambiato. Iniziarono subito a notare come guardavo Kamila e come ovvio che sia, iniziai ad essere preso in giro, seppur in maniera velata. Per fortuna Kamila non si era ancora accorta di tutto questo e io non volevo che la cosa uscisse fuori in questo modo. Dovevo farmi avanti e dichiarare i miei sentimenti e quello che provavo. Purtroppo però, ogni volta che ero sul punto di parlarle, il mio Io insicuro e timido, prendeva il sopravvento sviando sempre il discorso. L’unica soluzione era scriverle una lettera, anche se restava il problema di come dargliela. Al ristorante c’era sempre qualcuno che guardava e io mi vergognavo troppo, non volevo essere preso in giro. Per fortuna, come ho detto prima, la vita ha un modo tutto suo di agire e quella volta agì in mio favore. Un giorno, con tutto lo staff, decidemmo di andare a visitare il nuovo centro commerciale che avevano aperto, il più grande della provincia. Organizzavamo spesso queste gite fuori porta, sfruttando il giorno di chiusura del locale. Pensai che quella era l’occasione perfetta per farmi avanti. Prima o poi saremmo rimasti solo io e lei, lontani da occhi indiscreti. Il piano era ben congegnato, poco prima di andare a pranzo chiesi a Kamila di aiutarmi a sistemare le buste degli acquisti in macchina. Una volta soli le dissi che avevo qualcosa per lei e le consegnai la lettera.

Ciao Kamila. Ti starai chiedendo come mai ti ho scritto questa lettera. Beh, sappi che avrei preferito di gran lunga dirti tutto a voce guardandoti negli occhi. Purtroppo per me però non sono mai stato bravo ad esprimere i miei sentimenti, se non scrivendoli su un foglio di carta o sullo schermo di un computer o di un cellulare. È da un po’ di tempo che ho iniziato a guardarti in maniera diversa. Non so come sia successo o perché, so solo che ormai non riesco a fare più nulla senza pensare a te. Ti sembrerà una follia ma è così. Tu mi piaci e direi anche molto. Non so tu cosa ne pensi. Non so se ricambi i miei stessi sentimenti oppure per te non è cambiato assolutamente nulla. Se tu non provi nulla per me però, ti prego di fingere che tutto ciò non sia mai accaduto, io farò lo stesso. L’ultima cosa che voglio è rovinare il rapporto d’amicizia che si stava creando. Mi rendo conto di aver corso un bel rischio rivelandoti tutto ciò. Ma è anche vero che non potevo più aspettare. Sono convinto che nella vita ci sono volte in cui vale la pena rischiare il tutto per tutto e vedere come va a finire. E con te correre questo rischio, vale la pena fino in fondo. Quindi ecco tutto Kamila. Questa lettera potrà essere l’inizio di qualcosa di molto fico, oppure un totale fallimento, in ogni caso sentivo di doverti dire tutto questo.

Non impiegò tantissimo tempo a leggerla. Per me fu un eternità. Sentivo vampate di calore percorrere ogni singolo centimetro del mio corpo e non perché fuori la temperatura era di trentanove gradi. Ero nervoso come mai prima d’ora, la mia mente si era di colpo svuotata da ogni pensiero.

Non appena finì di leggerla, alzò lo sguardo, fece un piccolo sorriso inarcando la parte sinistra delle labbra e mi fissò per qualche secondo. Mentre mi perdevo all’interno dei suoi occhi neri, mi disse che anche lei aveva iniziato a provare qualcosa per me.

SECONDA PARTE IN ARRIVO NEI PROSSIMI GIORNI.



Categorie:STORIE BREVI

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